Seconda rassegna di Cinema & Ambiente “Terra di Siena”

di Anna Savelli

Sulle note di "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", dalla colonna sono-
ra dell ’ omonimo film di Elio Petri , eseguite da Luis Bacalov e Hector Ulises Passarella sul palco del Teatro dei Rozzi, si è conclusa la seconda edizione della Rassegna Internazionale Cinema & Ambiente “Terra di Siena”.
E sul palco, oltre ai due grandi musicisti e al quintetto d’archi che li accompagnava, avevano poco prima ritirato i premi Nino Manfredi, enciclopedia vivente di storia del cinema italiano e pozzo inesauribile di aneddoti affascinanti, Carlo Verdone (che ha ricordato gli inizi della sua carriera sotto l’ala protettrice e didattica del grande Sergio Leone); Massimo Ghini, che ha ritirato il premio alla carriera ad Ermanno Olmi, presente virtualmente sul palco grazie ad una video intervista realizzata appositamente
da Federico Fazzuoli e, infine, Giovanni Veronesi.
Personaggio apparentemente schivo e riservato, quasi burbero, Giovanni Veronesi sembra uscito da una sequenza del suo ultimo film, Il mio west: ci si aspetterebbe un cinturone e un cappello da cow- boy poggiato lì, da qualche parte.
Veronesi, trait-d’union tra il western di una volta e quello moderno, ha raccontato la genesi di questo suo ultimo film, “quello che più ho voluto fare, a cui più tenevo e la cui idea mi ronzava in testa da anni, anche se poi tutti quelli a cui la proponevo la bocciavano, in un modo o nell’altro”.
Si è trovato a parlare del ‘suo west’ diverse volte, Veronesi, in questi tre giorni di cinema, convegni e cerimonie.
Ogni volta ha saputo aggiungere un nuovo tassello al mosaico di questo film che uscirà il 14 di dicembre e di cui al Cinema Nuovo Pendola si è potuta vedere una sequenza in anteprima.
E c’erano tutti gli attori principali in quei cinque minuti inediti non ancora doppiati e recitati in inglese e in toscano, il toscano ‘stretto’ di Leonardo Pieraccioni: Harvey Keitel e la sua voce roca e profonda (un peccato doppiarla!), Leonardo Pieraccioni e, soprattutto, David Bowie, un ghigno da vero cattivo, occhi come lame sotto la falda del cappello.
Un David Bowie beffardo, che imbraccia la chitarra per cantare ossessivamente Glory, Glory Alleluiah (in una guerra di nervi con lo stesso Keitel), e poi per colpire e stendere un altro malcapitato, con la stessa naturalezza con cui poco prima usava lo strumento nella sua funzione originaria.
“E’ un vero western - dice Veronesi -, genere sul quale, tra l’altro, potrei partecipare ad un quiz con la certezza di vincere.
Il western, che sia quello di Sergio Leone o di Sam Peckinpah, è la silente preghiera che c’è dentro ad un’epopea che parla dell’animo umano”.

Sul perché del set in Garfagnana, diverse sono le risposte che hanno dato Pieraccioni (presente in sala sabato sera) e Veronesi: il primo ha sostenuto l’impossibilità, da parte sua, di andare fino in Canada per due o tre mesi “io il fine settimana sono abituato a tornare a Firenze e ho detto a Giovanni che in Canada non ci andavo neanche dipinto!”.
Veronesi, invece, ha parlato della sua infanzia a Viareggio:
“Mia mamma, da piccolo, a Viareggio, mi puntava sempre verso il mare, mai verso le Apuane. Che sono invece uno scenario meraviglioso: bisognerebbe dire alle madri di girare i bambini verso le Apuane...così poi magari da grandi ci fanno un film”.

Anche Carlo Verdone ha parlato del suo nuovo film Gallo cedrone, che uscirà nelle sale il 16 ottobre, e del quale il pubblico di “Terra di Siena” ha potuto vedere il backstage girato da Mario Canale: interviste sul set, riprese dei ciak e tagli di scena.
Ma Verdone ha raccontato soprattutto gli inizi della sua folgorante carriera cinematografica, nata da una telefonata di Sergio Leone che lo aveva visto in televisione alle prese coi personaggi della trasmissione ‘Non Stop’:
“Fu di Sergio l’idea di dar vita a quei personaggi in un film di cui io stesso fossi il regista.
Mi tenne in casa con sé per un corso intensivo di regia, sebbene io uscissi dal Centro Sperimentale, e soprattutto di gestione del set e degli attori. Sergio era pignolo e burbero, ma sempre con tenerezze inaspettate e con grandi sensibilità che arrivavano addirittura a prevenire le mie necessità”.


Altre anteprime hanno caratterizzato questa seconda edizione di “Terra di Siena”: il terzo lungometraggio di Fulvio Wetzl ,Prima la musica, poi le parole, prodotto da Grazia Volpi, Claudio Grassetti e Francesco Torelli e girato a Volterra, è uscito in anteprima nazionale proprio a Siena.
La ‘rinascita’ di un bambino che comunica con l’esterno in un modo tutto suo, curato in ospedale con metodi coercitivi e che solo grazie ai colori, alla musica e soprattutto all’amore e alla dedizione della psicologa Marina e dell’infermiera Elena (nelle splendide interpretazioni, rispettivamente, di Anna Bonaiuto e Barbara Enrichi) potrà riacquistare nuovi metodi di comunicazione col mondo.

Anche Paolo Virzì ha portato un’anteprima a “Terra di Siena”: Il viaggio di Oumar, un mediometraggio girato con mezzi amatoriali (una videocamera digitale, un vecchio super8 e un walk- man adattato per la registrazione del suono) sulle tracce di Oumar Ba, giovane senegalese naturalizzato milanese, nel percorso inverso che dal Senegal lo aveva portato in Italia.
La vitalità, la caleidoscopica molteplicità di etnie, “in un’Africa - dice Virzì - che ci ha sorpreso per l’ospitalità, per la vitalità e, soprattutto, per l’assenza dell’“io”, come lo intendiamo noi europei.
Loro crescono col pronome ‘noi’ e deridono, inconsapevolmente, il nostro egocentrismo e la nostra opulenta solitudine con tutta l’ironia delle creature felici”.


La Pagina di Anna Savelli

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