FRANCIS FORD COPPOLA
la scommessa


di GABRIELE LA ROVERE
larovere@pe.abol.it

Tutta la carriera cinematografica di Francis Ford Coppola (USA, 1939) è
stata una scommessa contro tutto e tutti. Con il padre Carmine, musicista
in tutti i suoi film, la figlia Sofia, sceneggiatrice ed attrice e il figlio Roman,
aiuto regista, ha creato uno staff che con l’ausilio di due case di produzione
(l’American Zoetrope e la Directors Company) di sua proprietà, pretendeva
di sbarazzarsi delle grandi majors di Hollywood.
Ma così non è stato ed
il progetto è naufragato più volte nei debiti.
Tutto ciò comunque lo ha messo in condizione di lavorare all’eccesso , sia
produttivo che artistico. Il risultato ad oggi è di due Palme d’oro a Cannes
e di una decina di Oscar, senza parlare del controllo che esercita personal-
mente, per quanto riguarda la produzione, su cineasti come George Lucas,
Akira Kurosawa, William Friedkin e Wim Wenders, che riescono a realiz-
zare le loro opere grazie a lui.
Insomma un genio! Snobbato dalla critica perché nel bisogno di finanziare
autonomamente i suoi progetti non ha mai disdegnato le pellicole da botte--
ghino, anzi, le ha sapientemente inframezzate alle grandi opere col fine di
risollevare le sue sempre tragiche finanze.
Nella sua carriera registica ci sono lavori fondamentali per la storia di tut-
ta la cinematografia come: “Il Padrino”, entrato di forza nella memoria
collettiva.
Della saga completa, in tutto tre film, si è detto e ridetto senza focalizzare
mai che negli ultimi due il regista si è discostato dal classico genere sul
banditismo americano, affrontando delle tematiche per lui più interessanti
e originali.
Laureato in drammaturgia, inizia la carriera alla corte di Roger Corman il
re del b-movie, che lo seguirà nei primi lavori.
Il primissimo film “ Questa notte di sicuro ” , è un erotico , seguito a
ruota da “Terrore alla tredicesima ora”, horror a basso costo ma dall’
alta qualità in perfetto stile Corman.
È poi la volta della riuscita commedia: “Buttati Bernardo”.
A termine del primo periodo, quello dell'apprendistato e della ricerca della
notorietà, realizza il quarto film, un musical poco riuscito:
“Sulle ali dell’arcobaleno”.
Il successivo “ Non torno a casa stasera ” , è la svolta che segna il
taglio definitivo con le majors.
È finalmente un film d’autore, personale e libero, una storia altamente
tragica e struggente attraverso l’America degli anni sessanta.
Nel 1972 , “ Il Padrino ” , premio Oscar come miglior film , migliore sce-
neggiatura non originale e migliore attore protagonista a Marlon Brando .
Tratto da un romanzo , tra i maggiori best-seller di tutti i tempi , di Mario
Puzo, “Il Padrino” è una pellicola stupenda, epica, grandiosa e romantica ;
il film ha incassato allora duecento milioni di dollari e ha spedito Francis
Ford Coppola nell’olimpo dei migliori cineasti mondiali.
Caso pressoché unico nel mondo della celluloide la pellicola seguente ,
“ La Conversazione ” , non solo conferma il genio di Coppola , ma lo
rivela compiutamente; premiata con la Palma d’Oro al Festival di Cannes,
quasi a completare un inizio carriera (!) già glorificata dai precedenti Oscar
per “Il Padrino”.
“La Conversazione” è un film stupendo con un irrefrenabile Gene
Hackman.
È del 1974 “Il Padrino Parte II”, ben sei premi Oscar:
miglior film , miglior regia , migliore attore non protagonista a Robert
De Niro , migliore sceneggiatura non originale , migliore scenografia ,
migliore colonna sonora; considerato il capolavoro indiscusso di Coppola,
è uno dei primi sequel ad aver avuto più successo, sia di critica, che di
pubblico del capitolo originale, nonostante questo sia considerato una
pietra miliare della cinematografia.
Sono questi gli anni del migliore Francis Ford Coppola che passa da un
capolavoro all’altro in maniera del tutto disarmante.
"Apocalypse Now”, è brillante e stravagante; eccesso cinematografico
in tutto, anche nell’attore protagonista Marlon Brando; premiato contempo-
raneamente a Cannes con la Palma d’Oro ed a Hollywood con due Oscar:
migliore fotografia a Vittorio Storaro e migliore suono.
In questa opera l’autore italo-americano non ha girato un film sulla guerra
del Vietnam, ma sul Vietnam stesso. -
Tre anni di riprese in cui ha costretto tutto il cast a girovagare nella giungla
vietnamita tra alluvioni, malattie e fughe di attori come si vedono “solo nei
film
”.
Il trasporto dei mezzi e degli elicotteri sul set è stata una vera e propria av-
ventura e lo stesso Coppola ha commissionato alla moglie Eleanor un docu-
mentario dell’avvenimento (il film), che è uscito (incredibile) dopo tredici
anni nelle sale cinematografiche con il titolo “Viaggio all’inferno”.
Con questo ha voluto dimostrare che la finzione cinematografica, in alcuni
casi, non è altro che la realtà.
Nel 1980, “Un sogno lungo un giorno” è un fiasco commerciale colos-
sale più per essere arrivato dopo quattro film “troppo importanti” che per
demerito proprio e nonostante le due Nominations ad Hollywood ha fatto
quasi fallire Coppola; il film è una commedia musicale girata a Las Vegas,
dalle incredibili scenografie fatte ricostruire interamente in studio.
Per “ I Ragazzi della 56ª Strada ” del 1983 , Coppola lancia un gruppo
di baby attori ( C. Thomas Howell , Matt Dillon , Ralph Macchio , Patrick
Swayze, Rob Lowe, Diane Lane, Tom Cruise e il meno giovane Tom Waits),
che grazie a lui ma soprattutto ad una stupefacente fotografia , poi sono
diventati interpreti apprezzati.
Dello stesso anno è il più affascinante “Rusty il Selvaggio”, un bel film
d’autore, un capolavoro poco compreso, girato interamente in un efficace
bianco e nero.
Nonostante la perdita dei favori della critica, “ Cotton Club ” dell’84 è
un bellissimo lavoro sul grande ed unico Jazz, quello americano di colore.
Un Coppola decisamente in tono minore è per “Peggy Sue si è sposata”
a cui seguiranno due grandi ed originali pellicole: “Giardini di Pietra”,
piccolo e struggente capolavoro, realizzato dal cineasta con pochissimi mez-
zi, e "Tucker, un uomo e il suo sogno”, un bel film commerciale
carico delle solite immagini straordinarie (fotografia di Vittorio Storaro).
Nel 1990 chiude la saga della famiglia Corleone con “Il Padrino Parte
III”
, sei Nomination ad Hollywood ma nessun Oscar.
Successo commerciale stupefacente è un film perfetto che, per la critica,
ha il torto di aver risolto tutti i problemi economici di Coppola.
“Dracula di Bram Stoker”, il centossessantunesimo film dedicato ai
vampiri; è forse il più bel film mai realizzato su Dracula, premiato purtrop-
po solo con due Oscar tecnici (costumi e trucco); affascinante e tecnologico,
è un tributo a Coppola cineasta, a tutto il cinema e ai i film horror.
Da ricordare il prologo ed il finale girati con eccezionale virtuosismo.
Per ultimo “Jack”, una delicata storia di emozioni realizzata con poco,
come solo un grande cineasta può permettersi.

Filmografia:

“Questa notte di sicuro”, 1962;
“Terrore alla tredicesima ora”, 1963;
“Buttati Bernardo”, 1967;
“Sulle ali dell’arcobaleno”, 1968;
“Non torno a casa stasera”, 1969;
“Il Padrino”, 1972;
“La Conversazione”, 1974;
“Il Padrino II”, 1974;
“Apocalypse Now”, 1979;
“Un sogno lungo un giorno”, 1987;
“I Ragazzi della 56ª Strada”, 1982;
“Rusty il Selvaggio”, 1982;
“Cotton Club”, 1983;
“Peggy Sue si è sposata”, 1986;
“Giardini di Pietra”, 1987;
“New York Stories - Una città, tre grandi storie”, regia dell’episodio
“La vita senza Zoe”, 1988;
“Tucker, un uomo e il suo sogno”, 1989.
“Il Padrino Parte III”, 1990;
“Dracula di Bram Stoker”, 1992;
“Jack”, 1996.


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