JEAN-LUC GODARD:
lo scardinatore



“Io non invento niente, leggo molto. La mia originalità, e il mio fardello, sta nel credere che il cinema sia fatto più per pensare che per raccontare storie” (J. Godard).
Plaza e Redondo nel loro “Il cinema - Tecnica e storia della settima arte” scrivono:
“Alla fine degli anni cinquanta intorno al critico cinematografico André Bazin e alla rivista Cahiers du Cinéma si raccolse un gruppo di giovani cinefili che, dapprima nei loro scritti e più tardi nei film, elaborarono la teoria del cinema d’autore e proclamarono il proprio desiderio di rinnovare il cinema”.
È la nascita della “Nouvelle Vague”, una nuova ondata di cineasti francesi che si sono
opposti alla cosiddetta “ le cinéma de papa ” ( il cinema tradizionale ) di Clair , Carné ,
Clouzot ecc.
Questo nuovo movimento si è imposto soprattutto grazie a “Fino all’ultimo respiro” (Orso d’Oro per la regia al Festival di Berlino) di Jean-Luc Godard… lo scardinatore del cinema; colui che insieme a François Truffaut (tralaltro soggettista del film) ha rivoluzio-
nato il linguaggio cinematografico mettendone in crisi tutte le certezze.
Godard, nato ricco da padre banchiere che, ben presto gli tagliò i fondi per costringerlo
a studiare , dopo essersi arrangiato con piccoli lavori , diventa critico e saggista per
“Cahiers du cinéma” e successivamente uno dei registi d’avanguardia più importanti
degli ultimi trent’anni.
Prediligendo la ricerca di nuovi linguaggi cinematografici, li ha evoluti così tanto da influ-
enzare tutti i colleghi.
Pur definito “troppo complicato per essere compreso”, seppur sempre oscuro, senza suc-
cesso di massa e quindi senza i favori del grande pubblico , il cinema di Godard è inteso come arte assoluta.
Influenzato dai maestri americani ( Howard Hawks , Alfred Hitchcock , Orson
Welles , Nicholas Ray e Douglas Sirk )
, ha introdotto innovazioni radicali .
Geniale e dissacrante, abile sezionatore dei meccanismi della narrazione, è abituato a lavorare con budget bassissimi , soltanto pochi giorni di lavorazione girando in mezzo
alla gente (anche nei pressi della casa sua).
Considerato da tutti un folle per aver buttato all’aria tutte le regole esistenti , narrative ,
fotografiche e di montaggio, soltanto dopo diverso tempo la critica ha intuito la genialità
di questa nuova cinematografia.
Attraverso lavori sconcertanti, “Le Petit soldat” per esempio, proibito dalla censura francese per due anni, oppure “La donna è donna”, documentario a episodi disarticolati,
o “Questa è la mia vita” (Premio Speciale della Giuria alla Mostra di Venezia), diviso
in dodici quadri, il cineasta francese oggi riscuote i favori presso un pubblico cinematogra-
ficamente colto ed esigente.
La sua opera, non solo non è mai definita, ma, seppur si evolva in una crescita continua, è
votata continuamente al risparmio attraverso ripetizioni continue, è un cinema che cerca
se stesso e pur rispettandone i maestri, denormalizza tutti i meccanismi abbattendo le bar-
riere tra gli attori e la troupe , tra verità e finzione , tra storia e documentario , insomma sconvolge completamente le regole.
In tutta questa ricerca non trascura mai, anzi ritiene fondamentali, le tematiche politiche;
si dedica alla critica spietata della società dei consumi e alla conseguente perdita dei valori, non spiega il mondo ma affonda il coltello nelle carni delle contraddizioni sociali.
Storie irraccontabili, estremamente provocatorie e dal messaggio mai innocuo; le imma-
gini, apparentemente slegate e confusionarie, sono pensate, organizzate e filmate con una perfezione cinematografica unica.
La ricerca continua di nuove forme e modelli sfocia in pellicole intelligenti ed inquietanti;
è allora impossibile chiedere di più alle storie di Godard.
In definitiva, molti dei suoi messaggi restano oscuri, ma altri toccano i confini della settima arte espandendola.
Ricordiamo, “Il disprezzo”, da un romanzo di Moravia, opera definita tragica e dispe-
rata ; grandi attori , uno su tutti , nella parte di se stesso , Fritz Lang ma anche Michel
Piccoli, Jack Palance, Brigitte Bardot. In Italia uscito in un edizione scandalosa, con un
nuovo montaggio , colore e colonna sonora imposte dalla produzione , accorciato , come
se non bastasse, di venti minuti, ha subito il cambiamento perfino del finale tanto che lo stesso Godard lo ha ripudiato.
“La cinese” Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia, è forse il film più cono-
sciuto quello in cui è maggiormente presente il godardismo : il ciak ripreso sempre e le
sequenze che inquadrano l’operatore, insomma il cinema nel cinema.
Ricordiamo ancora il triste e freddo, “Una donna sposata”, dedicato interamente all’
alienazione femminile; “Il maschio e la femmina”, strutturato a capitoli collegati da
didascalie (un altro degli amori del regista).
Del 1967 è “Week-end - Un uomo e una donna da sabato a domenica”, un viag-
gio in automobile attraverso orrori e devastazioni; dissacrante contro la società consumis-
tica contiene un memorabile e strabiliante piano sequenza di dieci minuti.
“La gaia scienza” è opera filosofica, girata per la tv francese che poi l’ha respinto, è ancora un drammatico tentativo di esaminare le possibilità rivoluzionarie del cinema; anche “Lotte in Italia” del 1969, è una pellicola straordinaria, commissionata dalla tv italiana ma mai trasmessa, è tentativo cinico di destabilizzazione della cinematografia attuale, una vera rivoluzione.
Con “Crepa padrone, tutto va bene”, si esamina la politica e la vita, attraverso un’analisi della situazione degli intellettuali del dopo sessantotto.
Finalmente, con “Prénom Carmen” Leone d’Oro a Venezia, arriva il successo di pubblico.
Ricordiamo infine “Je vous salue, Marie”, tenero omaggio alla donna; denso di pole-
miche per aver raccontato di una Madonna del nostro tempo ripresa però nuda! Paolo Mereghetti scrive dello stile del cineasta rivoluzionario francese: “Intrighi incompren-
sibili, dialoghi strampalati e pieni di citazioni, musica classica, fanciulle con le tette di fuori”
.
Dissacrante come suo solito, ha rifiutato un premio conferitogli dai critici americani gius-
tificandosi con gli organizzatori scrivendo loro: “Hollywood ha l’abitudine di dire «che il vostro servitore non è tagliato per raccontare storie»”.
Jean-Luc Godard, Leone d’Oro alla carriera alla Mostra di Venezia nel 1982, sostiene che nel cinema bisogna “Usare suoni ed immagini come unghie e denti su cui graffiare”.
“Il cinema è come una battaglia: amore… odio… azione… violenza… in una parola: emozione”
Samuel Fuller, da “Il bandito delle ore undici”.
Definire un percorso consigliato, all’interno di una filmografia immensa, ma coerentissima, è impresa pressoché impossibile.
Affidiamo allora al lettore l’intera opera (anche cortometraggi e video), affinché possa seguire l’itinerario completo del maestro.

Filmografia:
“Opération Béton”, cortometraggio/documentario, 1954;
“Una femme coquette”, cortometraggio, 1955;
“Tous les garçons s’appellent Patrick”, cortometraggio, 1957;
“Une histoire d’eau”, cortometraggio, 1958;
“Charlotte et son Jules”, cortometraggio, 1959;
“Fino all’ultimo respiro”, 1959;
“Le Petit soldat”, 1960;
“I sette peccati capitali”, solo episodio “L’accidia”, 1961;
“La donna è donna”, 1961;
“Questa è la mia vita”, 1962;
“Ro.Go.Pa.G. - Laviamoci il cervello”, solo episodio “Il nuovo mondo”1963;
“Il disprezzo”, 1963;
“Les carabinieres”, 1963;
“Le più belle truffe del mondo”, solo episodio (tagliato) “Le grand escroc”, 1963;
“Bande à part”, 1964;
“Una donna sposata”, 1964;
“Paris vu par…” , solo episodio “Montparnasse - Levallois”, 1964;
“Agente Lemmy Caution, missione Alphaville”, 1965;
“Il bandito delle ore undici”, 1965;
“Due o tre cose che so di lei”, 1966;
“Il maschio e la femmina”, 1966;
“Una storia americana”, 1966;
“L’amore attraverso i secoli”, solo episodio “L’amore nel 2000”, 1967;
“La cinese”, 1967;
“Lontano dal Vietnam”, solo contributo “Camera-oeil”, 1967;
“Week-end - Un uomo e una donna da Sabato a Domenica”, 1967;
“Amore e rabbia”, solo episodio “L’amore”, 1967;
“La gaia scienza”, 1968;
“Ciné-tracts”, film collettivo anonimo, 1968;
“Un film comme les autres”, 1968;
“Symphaty for the Devil”, 1968;
“Communications”, abbandonato, 1968;
“One P.M.”, abbandonato, 1968;
“British Sound”, co-regia con Jean-Henri Roger, cortometraggio per la tv britannica, 1969;
“Pravda”, in collaborazione con Groupe Dziga Vertov, 1969;
“Vento dell’est”, in collaborazione con Groupe Dziga Vertov, 1969;
“Lotte in Italia”, in collaborazione con Groupe Dziga Vertov, 1969;
“Jusq’a la Victorie”, co-regia con Jean-Pierre Gorin, abbandonato, 1970;
“Vladimir et Rosa”, in collaborazione con Groupe Dziga Vertov, 1971;
“Crepa padrone, tutto va bene”, co-regia con Jean-Pierre Gorin, 1972;
“Letter to Jane”, co-regia con Jean-Pierre Gorin, 1972;
“Moi Je”, abbandonato, 1973;
“Ici et ailleurs”, co-regia con Anne-Marie Miéville, 1974;
“Numéro deux”, co-regia con Anne-Marie Miéville, 1975;
“Comment ça va”, co-regia con Anne-Marie Miéville, 1975;
“Six fois deux/Sur et sous la comunication”, mini serie tv, co-regia con Anne-Marie Miéville, 1976;
“Nord Contre Sud”, 1976-77;
“France tour détour deux enfants”, co-regia con Anne-Marie Miéville, serie tv, 1978;
“Scénario vidéo de Sauve qui peut (la vie), video, 1979;
“L’Historie (Bugsy)”, abbandonato, 1979;
“Changer d’image”, filmato per la trasmissione “Le changement à plus d’un titre”, video, 1981;
“Si salvi chi può … la vita”, 1980;
“Passion”, 1981;
“Scénario du film Passion”, video, 1982;
“Lettre à Freddy Buache”, cortometraggio, 1982;
“Prénom Carmen”, 1982;
“Petites notes à propos du film Je vous salue, Marie”, co-regia con
Anne-Marie Miéville, video, 1983;
“Je vous salue, Marie”, 1983;
“Detective”, 1984;
“Soft and hard”, co-regia con Anne-Marie Miéville, video, 1985;
“Grandeur et décadence du petit commerce de cinéma”, video tv, 1985;
“Aria”, episodio “Armide”,1986;
“Meeting Woody Allen”, video, 1987;
“Cura la tua destra…”, 1987;
“King Lear”, 1987;
“Closed”, 1988;
“On s’est tous défilé”, video, 1988;
“Puissance de la parole”, video, 1988;
“Les Français vu par…”, episodio “Le dernier mot”, 1988;
“Histoire(s) du cinéma”, video, 1988;
“Le rapport Darty”, mediometraggio, 1989;
“Nouvelle Vague”, 1990;
“Contre l’oubli”, 1991;
“L’enfance de l’art”, 1990;
“Germania nove zero”, 1991;
“Les enfants jouven à la Russie”, 1993;
“Ahimé!”, 1993;
“JLG/JLG - autoportrait de décembre”, 1994;
“Duex fois cinquante ans de cinéma Français”, 1995;
“Histoire (s) du cinéma”, serie tv, 1997;
“For ever Mozart”, 1997.

I Protagonisti

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