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IL CINEMA È ARTE, MA L'ARTE DEL CINEMA È IL MONTAGGIO

di GABRIELE LA ROVERE


"Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente
un modo di produrre una pellicola da montare" Stanley Kubrick

"Lo scopo del montaggio è conferire alla rappresentazione cinematografica significato e logica narrativa" (enciclopedia Garzanti). Ma non solo; per il cineasta William Dieterle:"Il montaggio non è semplicemente un metodo per mettere insieme scene e frammenti distinti; in realtà, è un metodo per guidare, in modo deliberato e forzato, lo spettatore". Dunque, con il montaggio, l'autore organizza la storia articolandola in immagini in modo tale da guidare lo spettatore, secondo il proprio punto di vista, in un percorso espressivo e concettuale personalissimo.

Nel periodo del muto, per il russo Vsevolod I. Pudovkin,"ll montaggio è dunque il vero linguaggio del regista (...); l'atto creativo cruciale nella produzione di un film (...); per giudicare la personalità di un regista cinematografico non si deve far altro che osservare i suoi metodi di montaggio. Quello che per uno scrittore è lo stile, per il regista è il suo modo particolare ed individuale di montaggio". E ancora, l'autore attraverso il montaggio può"costringere lo spettatore a guardare non come egli è abituato a vedere". Allora, più semplicemente il montaggio è lo stile del film e, pare chiaro, che organizzare la semplice concatenazione delle inquadrature e la loro sequenzialità ne è lo scopo meno rilevante. Infatti con il montaggio il cineasta predispone per lo spettatore un'esperienza emotiva ma anche e soprattutto intellettuale di straordinario valore.

Un cinquantennio più tardi poco è cambiato; Jean-Luc Godard, regista del sonoro sostiene:"Dire regia è automaticamente dire, ancora e di nuovo, montaggio. Quando gli effetti di montaggio superano per efficacia gli effetti di regia, la bellezza della regia stessa ne risulterà raddoppiata". Ma torniamo ad inizio secolo:David Wark Griffith seguendo la strada intrapresa da Edwin S. Porter, intuì che in una sequenza le singole inquadrature dovevano essere montate tra loro in base ad esigenze di necessità drammatiche. Il cineasta americano ha "inventato" il linguaggio cinematografico definendone per primo gran parte degli elementi e sperimentando, sempre per primo, vari aspetti del montaggio quali l'impiego magistrale dei primi piani, considerati per l'epoca un'audace novità, del flashback, con cui fu possibile rompere la linearità del tempo filmico proiettando alcune scene cronologicamente antecedenti e del montaggio alternato che ha permesso le cosiddette sequenze di «salvataggio all'ultimo minuto», capaci di tenerci continuamente con il fiato sospeso, staccando continuamente dalle sequenze dedicate al salvato a quelle del salvatore. "Fin dagli inizi della carriera Griffith si rese conto che riprendere un'intera scena a distanza fissa imponeva grossi limiti alla narrazione.Volendo mostrare allo spettatore il pensiero o le emozioni di un personaggio, capì che il modo migliore per farlo, era quello di avvicinare la macchina da presa, registrando così con più precisione l'espressione del viso (...); la scoperta fondamentale di Griffith è stata quella di rendersi conto che una sequenza deve essere composta da singole inquadrature incomplete, scelte ed ordinate in base a motivi di necessità drammatica" (Karel Reisz e Gavin Millar).

Se a D.W.Griffith si deve l'invenzione del linguaggio cinematografico basato sul montaggio, a V.I.Pudovkin e Sergej M.Ejzenstejn, per il muto, ed a Orson Welles per il sonoro, se ne deve gran parte dell'evoluzione.

Sostengono ancora Reitz e Millar che:"Il cinema, attraverso il montaggio si è trasformato da semplice mezzo per registrare l'attualità in un mezzo estetico di grande sensibilità". Costituisce una fase importantissima sia sul piano pratico, dando struttura e ritmo al film, sia su quello estetico, influendo inevitabilmente anche sulla recitazione. L'importanza del montaggio è prioritaria e molti lo considerano l'essenza stessa del cinema,"L'elemento peculiare (specifico filmico) che permettere al cinema di assurgere ad autonoma espressione artistica". Con l'avvento del sonoro, non solo le scene risultarono più realistiche ma la musica, i rumori e soprattutto i dialoghi, ne accentuarono l'impatto drammatico e, per questo, ma anche per problemi di natura tecnica, il linguaggio basato sul montaggio, per qualche tempo non progredì; il sonoro consente al cinema di raccontare storie più complesse di quanto non fosse possibile ai tempi del muto. Ma ben presto il montaggio, insieme alla recitazione ed alla stesura dei dialoghi, tornò ad essere "Il principio fondamentale dell'arte cinematografica". È intuitivo, infatti, che consente una profondità della narrazione, che in teatro per esempio è quanto mai impossibile; nel cinema si potrebbe paragonare una rappresentazione teatrale ad una scena ripresa in campo lungo con macchina fissa.

Frammentando l'avvenimento in brevi inquadrature di diversa durata, angolo e piano di ripresa, si può controllare in modo più efficace l'intensità drammatica dei fatti mentre la narrazione avanza, riuscendo a comunicare un senso di movimento altrimenti impossibile con un piano sequenza, un campo lungo o anche con un montaggio invisibile; inoltre le inquadrature sui particolari descrivono la storia in modo completo e convincente, quindi più vicino alla realtà di quando non possa fare un'unica inquadratura in campo lungo.

Il montaggio invisibile è particolarmente usato nel cinema classico e in quello americano (John Ford e Frank Capra); è al servizio della trasparenza della storia e la macchina non rivela mai la sua presenza a vantaggio della fluidità visiva e della narrazione più continua ed omogenea. In parole povere la regia, durante la visione, non si avverte mai. Nel cinema europeo e in quello d'avanguardia, invece, il cineasta solitamente lascia un segno della propria personalità attraverso un montaggio che si discosta da norme e convenzioni, imponendo un ritmo con continui cambi d'inquadrature sia nelle angolazioni che nei piani. La macchina da presa allora diventa parte attiva della narrazione e non occhio distaccato come accade in una scena fissa generalmente in campo lungo. In genere il responsabile del montaggio è il produttore e/o il regista; ma allora il montatore che ruolo riveste? A lui il compito e la possibilità di scegliere, tra i vari ciak della stessa inquadratura per trovare il punto in cui lo stacco risulta drammaticamente più efficace; è allora colui che interpreta i particolari e non che crea la successione delle sequenze. Infine ricordiamo che soltanto alcuni cineasti di grande successo possono permettersi il controllo e la supervisione del montaggio, il cosidetto the last cut (il taglio finale).

Il montaggio,"È il solo aspetto specifico della sola arte del film" (Stanley Kubrick).


Autore: GABRIELE LA ROVERE -
Fonti: http://www.laregiacomeperfezione.it/ -
http://www.laregiacomeperfezione.it/
Inserimento del 05/10/2013

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