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Italiano - Italia

Anni OTTANTA : 2° parte

Da Rossellini a Tornatore: il cinema italiano dal dopoguerra alla fine del Novecento


a cura di Massimo Palazzeschi. Consulenza di Fernaldo Di Giammatteo*
Intervista del 1991.

Di Giammatteo:

Su Liliana Cavani ho qualche ripensamento rispetto a certi giudizi un p duri che sono stati espressi nei suoi confronti: infatti sia Interno berlinese, sia Francesco,riescono a fari capire molte cose del suo rapporto con il cinema: queste anime inquiete, queste anime in pena, sempre trasgressive, cominciano a prendere corpo e le vedi nascere in questi film. Forse non ancora perfetto, per il tocco di un autore di rilievo. Francesco, nonostante le riserve di altri critici, un film interessante, che ti lascia qualcosa e ti fa riflettere.
Marco Ferreri un p come Fellini, rif s stesso, a volte bene, a volte male: sarcastico, aggressivo, molte volte divertente, per non aggiunge pi niente alla sua filmatografia, nemmeno con il suo ultimo La carne. La casa del sorriso qualcosa di pi dice, perch la storia di questi due vecchietti abbastanza in rilievo; sono dei personaggi diversi dal solito e qui lui usa il sarcasmo sui problemi veri e li sconvolge facendoli diventare uno scherzo. In realt non sono n uno scherzo, n un gioco, ma li fa diventare motivo di fiaba a cominciare dal titolo, La casa del sorriso. Ingrid Thulin e Dado Ruspoli sono degli ottimi personaggi, proprio perch sono visti come due folletti che fanno le cose che non dovrebbero fare e Ferreri insiste nel far vedere che sono trasgressivi. Il regista riprende il vecchio discorso che ha fatto sempre sulla morte, da La grande abbuffatain poi, e lo fa rivivere. La forza di Ferreri sta tutta qui: nel vedere questo mondo che si sta sgretolando e nel non piangerci sopra come fanno tanti altri, tipo i giovani registi. Lui parla della morte incombente con sarcasmo, facendo cose grottesche, per non farne un dramma ogni volta che se ne parla. Ne La carne, lultimo suo film, ho visto che oltre al sarcasmo ha tirato fuori una sua vecchia caratteristica che la cattiveria con gli attori. Perch prendere il povero Castellitto, che tutto meno che il seduttore, lamante, gi una cattiveria nei confronti di questo bravo attore, ma niente nei confronti di quello fatto alla Dellera. Infatti la fa recitare con la sua voce in presa diretta, perch aveva bisogno di una donna da rappresentare cretina ed allora le fa fare se stessa neanche correggendola, limandole le sbavature, e la mette di fronte ad un attore in ascesa, valido, che viene dal teatro, che quindi fa notare ancora di pi la differenza.
Poi c Sergio Leone. Cera una volta in America un film incompiuto ed allo stesso tempo compiutissimo di un regista che ha inventato un genere che non esisteva: il western allitaliana, che ha fatto diventare importante da noi e nel resto del mondo, infilandoci dentro tutte le sue fissazioni, tutte le sue manie ed il suo modo di vedere la vita, anche perch stato un importante costruttore di storie, un narratore epico.
Voglio dire delle cose molto favorevoli su uno che per decenni ha fatto film non importanti e a volte inutili come Carlo Lizzani, perch, ad esempio, La casa del tappeto giallo, film visto poco nelle sale, un film giallo costruito con grande abilit, con Vittorio Mezzogiorno ed Erland Josephson, una storia realizzata come raramente da noi si riesce a fare e questo non poco: Lizzani uno che il mestiere del cinema lo conosce bene a tal punto che questanno riuscito a fare Cattiva, una pellicola di grande acutezza e intelligenza. Ci vuole capacit per mettere insieme una storia difficile di psicoanalisi. E stato aiutato dalla buona sceneggiatura di Furio Scarpelli con la collaborazione di Francesca Archibugi ed ha avuto una interpretazione significativa di Giuliana De Sio. Lei unattrice di talento, ma in questo film tanto brava che riesce persino a superare i difetti di pronuncia che laffliggono e questo una delle prove che riuscita ad entrare in pieno nel personaggio. Lizzani, su di lei, sugli ambienti ed i personaggi che la circondano, sulle luci, sulle situazioni del film, introduce questa inquietudine continua sullincapacit di essere se stesso. Questo aspetto viene comunicato allo spettatore ed un risultato notevole.
Ermanno Olmi fa i suoi film: Lunga vita alla signora e La leggenda del Santo Bevitore sono dei film interessanti anche se non dicono nulla di nuovo rispetto a Lalbero degli zoccoli.
Francesco Rosi con Tre fratelli ritorna alla sua vena migliore in quanto si tratta di un film di vigore narrativo. Dimenticare Palermo un film sbagliato, per certi aspetti caricaturale, come il vecchio barone siciliano che vive in albergo, interpretato da Gassman, che lo esagera a tal punto da farlo diventare un personaggio teatrale, inverosimile.
Marco Bellocchio sta cercando ancora la sua vena definitiva, nonostante abbia cinquantanni. Nessuno dei film che ha fatto in questi anni da buttare; sono tutti film che hanno dentro qualche cosa: per Bellocchio come regista sbanda sempre, non riesce mai a mettere a fuoco compiutamente quello che sente.
Maurizio Nichetti va benissimo: un autore che imprime simpatia ai suoi film: Lultimo, Volere, volare un film divertente e curioso.(*) 2 continua


(*)Fernaldo di Giammatteo: storico del cinema (1922-2005)


Autore: Massimo Palazzeschi -
Fonti: Massimo Palazzeschi -
Inserimento del 07/06/2011

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