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Registi - Roma - 25/06/2016

25-06-2016 La morte di Giuseppe Ferrara- un Maestro del Cinema Italiano

L'omaggio di Massimo Palazzeschi


Da diversi mesi al telefono rispondeva la sua compagna, sempre molto gentile, che mi diceva che Beppe non stava bene: l’ultima volta che ci ho parlato aveva una voce bassa, lontana . E allora voglio ricordare il Beppe che ho conosciuto io: un toscano tosto di Castelfiorentino, grande documentarista, poi passato ai film di impegno civile, una figura centrale nel cinema italiano di fine Novecento: Cento giorni a Palermo, Il Caso Moro, Falcone, Narcos, I Banchieri di Dio, Guido che sfidò le Brigate Rosse: avvolgi la pellicola di tutti questi film e hai documentata la storia d’Italia: non quella in edicola o nei libri di scuola, quella ancora non conosciuta dai cittadini, come diceva Beppe, l’Italia dei misteri, delle morti mai chiarite, della democrazia finita più volte sotto i tacchi delle scarpe. La sua ricerca della verità si vedeva nei suoi film, dove le sceneggiature prendevano corpo fedelmente dai verbali dei processi, da una copiosa ricerca di documentazione e rifuggivano i sentimentalismi dei film più tradizionali, della lacrima fatta scendere al momento giusto e questo gran parte della critica lo rimproverava a Ferrara, che non ha mai avuto i riconoscimenti che avrebbe meritato. Emblematico è il Caso Moro, uno dei suoi film più importanti che, snobbato in Italia, fu premiato addirittura al Festival di Berlino, un premio a Gian Maria Volonté, che fornisce una delle sue interpretazioni più sentite. Una volta anni fa Beppe mi fece rimanere di stucco, mentre eravamo ad un incontro-dibattito a Pergine Valdarno, quando mi rivelò che l’inizio del Caso Moro, con la sequenza del rapimento dello statista democristiano in Via Fani a Roma- che Ferrara, fedele al suo cinema verità, aveva ricostruito esattamente come era avvenuto, nei tempi esatti e nei modi, attingendo dai verbali di polizia e da tutte le testimonianze- era stato visionato anche dai servizi segreti di vari paesi che indagavano sui fatti italiani.
Di Beppe ricordo con piacere le chiacchierate fino a tarda ora dopo gli incontri, a parlare di cinema, di politica, del mondo, della vita: Beppe non si era risparmiato, e di questo lo ammiravo molto, lui aveva preso la vita a morsi come una mela, a volte l’aveva trovata marcita e aveva dovuto smettere, ma altre volte la mela era tenera, gustosa, era piacevole e, allora, aveva dato il meglio di sé, con le sue opere, che poi erano anni, a volte lunghi, della sua vita: aveva 84 anni, li avrebbe compiuti fra due settimane.
Mi rimane di lui la routine dei tanti incontri sul suo cinema organizzati in Valdarno e ad Arezzo, la telefonata per concordare il tema e il film, la locandina e l’invito da spedire, l’occuparmi del suo alloggio, le cene prima o dopo l’incontro. Quando lo riaccompagnavo al treno per Roma tirava su il suo trolley e mi salutava : fai buon viaggio Beppe, grazie della tua amicizia.

Nel link una breve biografia:


Autore: Massimo Palazzeschi -
Fonti: Massimo Palazzeschi -
http://www.bitbar.it/leggi.php?categoria=protagonisti&rif=16
Inserimento del 27/06/2016

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