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Da Rossellini a Tornatore Il cinema italiano dal dopoguerra alla fine del Novecento - 1° Parte

I generi – gli autori- i film più famosi a cura di Massimo Palazzeschi

Da Rossellini a Tornatore Il cinema italiano dal dopoguerra alla fine del Novecento - 1° Parte

cinema Neorealismo

Italia

consulenza di Fernaldo Di Giammatteo (3)

Premessa: 
sul neorealismo mi sono rimesso ai testi dedicati a questo argomento, ma le interpretazioni sono innumerevoli ed appare difficile districarsi senza una guida, un punto di riferimento. Io ho avuto la fortuna di averlo in Fernaldo Di Giammatteo, critico cinematografico per cinquant’ anni ed autore di quel monumentale strumento di studio e di informazione che è il suo “Dizionario Universale del Cinema”. E’ con questo appoggio, con i suoi consigli, che ho accettato di scrivere queste brevi note informative sul cinema italiano dal dopoguerra ad oggi, individuando i generi più noti, gli autori ed i film emblema di quel periodo. Non c’è la pretesa di scrivere qualcosa che non sia stato già scritto, c’è solo il desiderio di poter dare una informazione minima al lettore tramite soprattutto le parole ed i giudizi degli altri. 

Il Neorealismo e Roberto Rossellini

Il neorealismo è inteso nel cinema come il periodo che va dalla fine della seconda Guerra Mondiale ai primissimi anni Cinquanta. E’ un periodo che molti definiscono di “rinascita” del nostro cinema dopo il ventennio fascista che lo aveva segregato a docile strumento del regime, creando per esso dei comodi e servili clichées ed una mastodontica sede che esiste ancora oggi, Cinecittà.
Il cinema del neorealismo si oppone al cinema precedente che evitava di trattare i temi sociali più scomodi, che girava per lo più in interni e con attori professionisti che parlavano l’”italiano”. I registi neorealisti portano la cinepresa in strada e sovente utilizzano per attori gente comune: privilegiano, come in “Roma città aperta” più il collettivo dei personaggi che non il singolo, non indugiano nei primi piani sugli attori, ma preferiscono la figura intera, i campi lunghi, il racchiudere nell’immagine più personaggi possibili e l’utilizzare soprattutto il parlato vero di allora, il dialetto regionale. E poi ci sono i contenuti del film che partono indubbiamente dalla storia del nostro Paese. La guerra era finita, il fascismo era stato sconfitto grazie alla lotta della Resistenza e all’intervento degli eserciti alleati. La gente, fra le macerie dei bombardamenti e la miseria delle proprie condizioni, era scesa in strada per la prima volta liberamente dopo tanti anni a manifestare la propria felicità, a ringraziare i soldati che l’avevano liberata dal fascismo. E’ questo lo scenario che vede Rossellini in “Roma città aperta”: “L’idea di questo film si era sviluppata in me vedendo l’Italia ridotta ad un costume di Arlecchino: Volevo capire e far capire come eravamo arrivati a questo punto. (1). “ Roma città aperta” (1945) è considerato il primo film del neorealismo che viene diviso storicamente in due periodi: una prima fase più nitida e famosa che va dal 1945 al 1948 della quale si ricordano due film di Rossellini, “Roma città aperta” e “Paisà” e uno di Vittorio De Sica , “Sciuscià”. Una seconda fase che va dal 1948 al 1952, fino a “Umberto D” di De Sica, dove il neorealismo è influenzato dal clima politico di quegli anni e dalla ripresa dell’industria cinematografica che lo utilizza per i propri fini, diluendo quella carica di denuncia sociale e di rappresentazione dei problemi della gente. Si passa ad un populismo melodrammatico, ovvero a mostrare i problemi delle classi più povere con un’enfasi eccessiva che a poco a poco fa perdere contatto con la realtà. Quella realtà che così bene Rossellini aveva toccato in “Roma città aperta” da costituire una rottura definitiva con il passato. Per questo suo stile radicalmente innovativo Rossellini ebbe molte difficoltà all’inizio per realizzare e far distribuire i suoi film.
“Quando consegnai la copia di ‘Roma città aperta’ alla Artisti Associati, la società si rifiutò di rispettare il contratto. Ho ancora la lettera che dice: ’Il nostro contratto prevedeva un film . Il suo lavoro non può essere definito tale. L’oggetto del contratto quindi non esiste. Non possiamo procedere al pagamento.’ Mi rimproveravano di aver realizzato una specie di reportage anziché la storia romanzata che si aspettavano. Avevo ripreso la gente del popolo che viveva e moriva nella Resistenza, così come l’avevo vista io. Era l’altro volto dell’Italia. Era la verità. Quindi non era un film.” (1)
Si può dire, infine, che il neorealismo non ha perseguito la lotta di classe e non ha proposto le idee marxiste, ma ha voluto presentare una visione interclassista della realtà che ha alla sua base lo spirito di riscatto del popolo, ereditato dalle varie componenti e dagli uomini di diversa fede politica che animarono la Resistenza e che in seguito diedero vita alla Costituzione repubblicana.
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NEOREALISMO : il film più conosciuti

ROMA CITTA’ APERTA (1945) di Roberto Rossellini

SCIUSCIA’ (1946) di Vittorio De Sica

PAISA’ (1946) di Roberto Rossellini

GERMANIA, ANNO ZERO(1947) di Roberto Rossellini

LA TERRA TREMA (1948) di Luchino Visconti

PROIBITO RUBARE (1948) di Luigi Comencini

SOTTO IL SOLE DI ROMA(1948) di Roberto Castellani

IL MULINO DEL PO’ (1948) di Alberto Lattuada

LADRI DI BICICLETTE (1948) di Vittorio De Sica

RISO AMARO (1949) di Giuseppe De Santis

ACHTUNG BANDITI (1951) di Carlo Lizzani

UMBERTO D (1952) di Vittorio De Sica

1)“Roberto Rossellini – Quasi un ‘autobiografia” a cura di Stefano Roncoroni – Mondadori 1987


2)Fernaldo di Giammatteo (1922 –2005) nella foto in basso Critico e storico del Cinema. Direttore della Mediateca Regionale Toscana . Autore del Dizionario Universale del Cinema, opera fondamentale per tutti coloro che vogliono approfondire la voce cinema.

Testo pubblicato sulla rivista Piazza Grande di Arezzo – Primo Piano supplemento al quindicinale Piazza Grande n.75 del 1 Novembre 1990 a cura di Massimo Palazzeschi.

a cura di Massimo Palazzeschi


Di: Massimo Palazzeschi

Fonte: Http://www.italica.rai.it/

Pubblicato il: 08/05/2010 da Massimo Palazzeschi

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