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GLI ANNI SETTANTA : profilo degli autori principali.

DA ROSSELLINI A TORNATORE, GLI ANNI SETTANTA : profilo degli autori principali.

GLI ANNI SETTANTA : profilo degli autori principali.

cinema Cineasti

data: 15/06/1991, Italia

a cura di Massimo Palazzeschi. Consulenza dello storico del cinema Fernaldo di Giammatteo.*

Intervista a Di Giammatteo del 15.6.1991:

Francesco Rosi

Rosi, come avrebbe detto Chiarini, fa dei film “sudati”. Lui è perfetto nei film d’azione a sfondo sociale con dei misteri che non si svelano, tipo “Il caso Mattei”, che è perfetto. “Cadaveri eccellenti” è più modesto.

Ettore Scola

Scola ha avuto il buon senso di non insistere sul film politico, su “Trevico- Torino” per intendersi. Questo film è una presa di posizione politica di carattere post-realistico che non è nelle corde della narrazione di Scola. Lui è un uomo da commedia ed un finissimo sceneggiatore che scrive storie che funzionano benissimo. “Dramma della gelosia – tutti i particolari in cronaca” è delizioso. Tutti e tre i personaggi, interpretati da Mastroianni, dalla Vitti e da Giannini sono a fuoco. Poi farà quello che per me è il suo film migliore, “Una giornata particolare”, ovvero la ricostruzione della visita di Hitler a Roma il 6 Maggio 1938, attraverso la radiocronaca che minuto per minuto narra quello che sta accadendo ai due protagonisti, due deboli emarginati: una casalinga frustrata ed un omosessuale perseguitato dai fascisti (Mastroianni e la Loren).

Mario Monicelli 

Monicelli è sempre un grande autore anche se è in un decennio che non è proprio a lui troppo favorevole. Fa, però, “Amici miei”, che era stato ideato dall’amico Pietro Germi, prematuramente scomparso. E’ un film di grande successo che lancia un genere. Gira in questi anni “Romanzo popolare” con Tognazzi e “Caro Michele”dal romanzo della Ginzburg, due commedie dignitose. Poi c’è il tentativo drammatico di “Un borghese piccolo, piccolo”, con un rilancio di un attore in calo come Alberto Sordi. Qui c’è un’atmosfera particolare nel dramma, direi nordica, alla Bergman, che io ho visto nella parte finale quando il protagonista, Sordi, uccide il ragazzo di fronte alla moglie paralitica. L’uccide con un fil di ferro mentre un moscone, che è rimasto chiuso dentro, sbatte continuamente contro i vetri della stanza: tutto questo è molto bergmaniano.



Luchino Visconti

Visconti gira “Morte a Venezia” nel 1971 e “Ludwig” nel 1973. “Gruppo di famiglia in un interno” del 1974 testimonia la difficoltà del vivere nella società di oggi e il mantenere unita una famiglia.
C’è una buona interpretazione di Burt Lancaster. Visconti è già malato ma riesce a girare “L’innocente”, dal romanzo di D’Annunzio, Con Laura Antonelli e Giancarlo Giannini. Impeccabili come sempre le ricostruzioni d’epoca, un pò meno gli interpreti, che egli non riesce più a dirigere con la consueta autorità perché malato. Muore nel 1976 durante il doppiaggio del film senza aver potuto realizzare un altro progetto che partiva dall’opera di Marcel Proust.

Carlo Verdone

Nel 1979 con “Un sacco bello” esordisce Carlo Verdone con l’appoggio di Sergio Leone.
Verdone si affermerà negli anni Ottanta.


* Fernaldo Di Giammatteo (1922 -2005)


Di: Massimo Palazzeschi

Fonte: Massimo Palazzeschi

Pubblicato il: 24/03/2011 da Massimo Palazzeschi

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