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L'opera SORGENTI NASCOSTE aperta al pubblico

Acquedotto, arrivano i turisti

L'opera SORGENTI NASCOSTE aperta al pubblico

Viaggi Opere

Appuntamento data: 16/09/2007, Solopaca

Solopaca. Il nuovo acquedotto di Solopaca diventa una vera e propria meta turistica. A pochi giorni dalla sua inaugurazione, sono centinaia le telefonate che giungono all’Alto Calore da parte di curiosi che vogliono visitare l’opera. Il nuovo acquedotto, che tecnicamente prende il nome di progetto di ”Interconnessione degli Schemi idrici Alto Calore Fizzo e Grotte con la falda profonda del Camposauro”, rappresenta anche un vero e proprio spettacolo di musica (scritta dal maestro e compositore Michelangelo Lupone) e giochi con l’acqua in uno scenario allestito dal maestro Mimmo Paladino che ha saputo coniugare l’innovazione tecnologica utilizzata per la realizzazione dell’impianto con l’arte. All’ingresso dell’acquedotto spicca, infatti, una scultura in bronzo del maestro Paladino, immersa in una nuvola d’acqua, che può essere ammirata anche di notte grazie a un sistema di luci che non turba l’ambiente montano. Per tali motivi il presidente dell’Alto Calore, Michele Iannicelli, e il progettista nonché direttore dei lavori Oreste Montano, hanno deciso in via eccezionale di aprire le porte al pubblico nei giorni 15 e 16 settembre prossimo, al fine di accontentare le numerose richieste pervenute. Non pochi sono anche I complimenti per la originalità della iniziativa che stanno pervenendo all’Alto Calore. Tra questi, quello del professor Corrado Terzi il quale, oltre ad essere un architetto stimatissimo (si sta occupando del restauro di aree archeologiche come Pompei, Colonna Traianea, Musei Capitolini), è docente alla facoltà di Architettura e direttore del Master Lighting Design alla Sapienza di Roma. Il professore universitario ha, tra l’altro, affermato: «L’emozione dell’invenzione di Solopaca, è stata per me molto grande e forse per questo in qualche modo sono adesso obbligato a parlarne... La mia impressione è che più che di un prototipo, che è cosa per chi fa produzioni in serie, si tratti di un opera esemplare che dovrebbe essere riproposta, in forme e con modi differenti, là dove si voglia ancora esplorare la dimensione del paesaggio, per ritrovare dentro la Cultura dei nostri giorni il fascino e l’insegnamento esplicito o cifrato che a memoria d’uomo sempre sono stati affidati a questo tipo di spazio ambiguo, sospeso in equilibrio fra la natura e l'artificio, fra emozione e significato».


Pubblicato il: 14/09/2007 da Enrico Maria Chellini

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