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Maremoto

Il diavolo o la perdizione

Maremoto

dabar Style

data: 17/06/2012, Toscana

L'anno passato, ad Agosto, ho distrutto la moto in Calabria; una macchina a deciso che poteva tagliare la doppia striscia continua e immettersi nella mia corsia senza preoccuparsi di chi transitava; nello sfortunato caso stavo transitando io, finendo con un braccio rotto e moto a pezzi.
Capisco perchè molte persone vedono il viaggio in moto come il Diavolo, la scomodità, le intemperie, il pericolo ….

È passato un anno e ancora non ho ne riparato la moto, ne comprata un'altra; così il rito domenicale della trasmigrazione sulle spiagge è iniziato con la macchina.

Domenica 17 Giugno, finalmente la tanta bramata estate è arrivata; appena pranzato, ultimi ritocchi ad un lavoretto e sono le due del pomeriggio; che fare?
Ho preso lo zaino, ho messo dentro un paio di asciugamani, costume, sandali e sono montato in macchina; aria condizionata, il caldo fuori non fa paura, la musica del cd ti accompagna in una super strada deserta, senza correre in una ora e venti minuti sono a Marina di Alberese, parcheggio al volo, sembra un film al cinema, perfetto!

Apri lo sportello della macchina e il caldo ti arriva addosso, il profumo del mare e della pineta, gli uccelli e le cicale, il vento, la salsedine e mi rendo conto che mi manca qualcosa, anzi mi mancano molte cose; tutte quelle sensazioni che durante i viaggi negli anni passati ti arrivavano sulla moto non ci sono; il viaggio è stato come vederlo in un film, i profumi della campagna che cambiano, l'odore della salsedine che si fa sempre più forte mano mano che ti avvicini al mare, il calore del sole e il fresco del vento e un altra infinita varietà di percezioni si sono perse.
Per la durata del viaggio, nei polmoni, solo la gelida area del condizionatore, che se pur con la temperatura giusta, dall'odore ed il sapore di freddo frigorifero, inerte.
Penso: “ che importa! C'è la comodità di cambiarsi in macchina, non c'è il problema dei bagagli, sono al mare!”

Cosi trascorro un pomeriggio di mare perfetto; la sera mi sposto a Grosseto, prendo un aperitivo con degli amici, ceno e riparto; in macchina niente freddo della sera, la musica del autoradio e l'inevitabile coda dopo Paganico, un'ora per meno di una decina di km.
Anche la coda non è un problema con questa macchina, ho il cambio automatico, le comodità si sprecano; però in fila, mentre ti usufruisci delle comodità, muori di invidia per le moto che svicolano, ripensando ai viaggi di ritorno, con il freddo che ti entrava nel giubbotto, insieme ad una infinità di sensazioni.

È strano come da una parte desideriamo un maremoto di emozioni e poi ci danniamo l'anima per una vita patinata, da rotocalco, bella ma finta, priva di cose vere, comoda come vedere la partita nel salotto davanti la TV; tutto piano piano si trasforma in un film vissuto dagli altri di cui guardiamo immagini e intratteniamo conversazioni.

La perdizione della comodità, sicura, patinata, elegante, trendy, snob, mi fa un po' paura; ho paura di abituarmici, abituarmi a rinunciare ad uscire dalla super strada, vedere posti nuovi, strade nuove, provare emozioni, vivere in diretta e non per sentito dire, pubblicando la noia nei post di facebook.

Triste virtuale! mentre dall'autoradio escono i Rolling Stones con “Sympathy for the Devil”.


Di: emchella

Fonte: emchella

Pubblicato il: 22/06/2012 da Enrico Maria Chellini

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