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Ricordo di Monicelli

Di Massimo Palazzeschi

Ricordo di Monicelli

cinema Omaggio

data: 29/11/2010, Roma

30.11.’10. La nostra frequentazione risale al 1989 quando l’ho invitai per un dibattito a Pergine Valdarno, per inaugurare il nuovo centro sociale comunale. Con un amico andammo a prenderlo a Viareggio, dove era nato, anche se abitava da cinquant’anni a Roma. 
La prima impressione di lui, sbagliata, era quello di un uomo brusco, di poche parole, che salì in macchina a monosillabi e che ci accompagnò silenzioso per le due ore del viaggio. 
Io ci rimasi male, sapendo di avere accanto un regista del suo valore, volevo parlare, chiedere notizie di prima mano su attori, film, ma niente, Mario si era chiuso in un mutismo che imbarazzava. 
Lo lasciammo all’albergo e raggiungemmo la sala del Comune dove si proiettava “La grande guerra”, uno dei suoi capolavori, ancora in tempo per vedere la fucilazione di Gassman e Sordi, una scena che la puoi rivedere venti volte e non ti stanca mai, tanto è intensa e perfetta nella sua realizzazione.
Questo era il venerdi sera, mentre il dibattito era la sera dopo e avevamo una giornata da trascorrere; pensai, prima di andare a dormire, che sarebbe rimasto chiuso in albergo e che ci avrebbe snobbato, in fondo eravamo in un piccolo comune della Toscana, Monicelli era abituato a ben altro. “Ma allora perchè è venuto?”, pensavo, se non era contento. Il dubbio mi rimase fino alla mattina quando andai in albergo da lui.
La sorpresa fu forte quando alle nove in punto me lo trovai già pronto per uscire, giubbotto chiaro, maglia a collo alto e basco in testa, era novembre ma non faceva freddo più di tanto. Mi salutò e vidi la faccia più distesa della sera, “Avevo un dolore alla testa, al trigesimo, ma stamani mi è passato” . Mi disse che era a mia disposizione. All’epoca facevo l’assessore alla cultura in Comune e gli avevo programmato un giro fra aziende agricole, cantine, e palazzi d’epoca; casomai, pensavo, volesse fare qualche ripresa da queste parti (quattro anni dopo si avvicinò girando nel Chianti “Cari, fottutissimi amici” e in passato era stato a Lucignano). 
Prima di partire l’intuizione azzeccata, chiedo un minuto per telefonare dal fisso ( non c’erano i cellulari) e chiamo l’amico Alberto che ci raggiunga subito con la videocamera vhs per fare delle riprese a Monicelli . Mario sembrava un’altra persona e cominciò a parlare di sé, del fatto che non guidava più per un grave incidente, che aveva allora una figlia molto piccola e che non voleva che lo chiamasse papà a 74 anni. 
Alberto girò quasi due ore mentre Monicelli andava in giro e rispondeva a delle domande. Una giornata splendida e lui non si riposò mai, pausa solo al ristorante per il pranzo e poi di nuovo a visitare borghi e palazzi, soprattutto a Pergine e a Pieve a Presciano, che gli interessò molto.
Alla sera il caldo abbraccio della gente al centro sociale lo fece sciogliere in un sorriso. Mario era molto amato dal pubblico che si riconosceva nei suoi film dove non c’erano eroi, ma la gente comune, i poveracci, come li chiamava lui. Diceva basta, basta agli applausi, ma sotto sotto li chiamava, allora vedevi questo uomo minuto, non alto, alzare le braccia per salutare e diventare grande, grandissimo. 
Di quella giornata rimane un video, “Il Signor Monicelli” che gli facemmo vedere l’anno dopo, nel 1990, a San Giovanni Valdarno, in Palazzo Arnolfo di Cambio . Fatto con pochissimi mezzi, piacque al regista che ci ringraziò: ancora nel 1990 chiamarlo maestro era discutibile per molti critici del cinema. “Artigiano sì, maestro no” era il ritornello, quando oggi tutti parlano della scomparsa dell’ultimo grande maestro del cinema italiano. Abbiamo avuto, io e Alberto Tempi, la soddisfazione di dirlo vent’anni fa. 
Ciao Mario, sei sempre stato con la tua opera il Maestro di tutti noi.


Di: Massimo Palazzeschi

Fonte: Massimo Palazzeschi

Pubblicato il: 30/11/2010 da Massimo Palazzeschi

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