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Sul Set a Roma con Giuseppe FERRARA per ROMA NUDA

Sul Set a Roma con Giuseppe FERRARA per ROMA NUDA

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Roma

Roma. Luglio. C’è un caldo asfissiante nel bar della Garbatella, dove si sta girando “Roma Nuda”, il nuovo film televisivo di Giuseppe Ferrara, che vedremo ad anno nuovo. Protagonista è un figlio d’arte, Francesco Venditti, un pugile che negli Anni Sessanta sogna la gloria olimpica ed invece si troverà a capo dei traffici delle bande di quartiere.
Tra i protagonisti c’è il grande Thomas Milian, che interpreta un poliziotto, “Ma non il ‘Monnezza”, fa sapere, Anna Galiena, Francesco Quinn, il cantante Califano, di cui una delle sue canzoni dà il nome al film, Anna Falchi, Eva Henger e tanti altri bravi caratteristi del nostro cinema, che Ferrara conosce da una vita e fa sempre lavorare: “Sono bravi, commenta, è il nostro cinema che è in crisi e che non dà occasioni a molti.” Alle 14 arrivano i cestini per la pausa pranzo, ricordano quelli degli aerei, tutti pieni di cellophane e non tanto invitanti. Oltre gli attori, c’è la pattuglia di chi lavora nel cinema; molti sono giovani, si fanno una o due esperienze e poi se ne vanno, altri lo scelgono per professione con tutti i rischi connessi di stare per mesi senza lavoro. Ferrara li ascolta parlare e mi confida che la situazione è difficile per tutti, figuriamoci per un settore incerto come il cinema. Giorni prima la troupe si era fermata fino a che non è arrivato il produttore con gli assegni . Finisce la pausa e si ricomincia a girare una scena all’interno del bar, vicino al biliardo. C’è una rissa e il protagonista Venditti deve prendere a pugni un altro avventore. Ferrara chiama gli attori e spiega a voce la scena, poi li fa avvicinare al set e li fa provare a macchina spenta, guarda le inquadrature, sente il direttore della fotografia, il fonico, e poi grida le due fatidiche parole : “Motore”e, dopo cinque secondi, “Azione”, per far dare il ciak di via alla ripresa. Ferrara non fa ripetere tante volte la scena, ma spesso non va e bisogna rifare il tutto. Chi vede per la prima volta un set ha una grande delusione: il lavoro del cinema è lungo e noioso e ci vuole tanta pazienza. Per girare tre minuti di un film, bisogna spesso lavorare mezza giornata per allestire il set, poi un‘ora e più per le prove e per girare. Se va bene la prima, si può fare un’altra scena prima di andare a casa, altrimenti si continua a ripetere la stessa scena fino a che il regista è contento.
Ecco perché per un film occorrono mesi e mesi di lavoro, ma questo Ferrara lo sa e non si scompone; dopo ore e ore di lavoro è sempre lì a dare consigli e a disporre per il meglio il set che pare ringiovanirlo. Ferrara, con una carriera di grandi successi, “Il caso Moro”, “Falcone”, “Cento giorni a Palermo” . “Guido che sfidò le Brigate Rosse”, essendo vicino agli ottanta, accetta che i giovani della troupe e qualche vecchio attore lo chiamino “Maestro”. E’un omaggio di chi sa di avere di fronte cinquant’anni di cinema italiano, da quando Ferrara cominciò a fare l’assistente a Francesco Rosi e poi ha proseguito con le proprie gambe. Anche lui, come tanti giovani di oggi, sognava agli inizi di fare cinema: toscano di Castelfiorentino, frequentò la Università di Firenze e il centro di cinematografia a Roma e lì fu notato per la sua bravura e cominciò a lavorare: “Un pò di talento serve sempre”, dice sorridente mentre mi saluta, il Maestro è reclamato dal direttore della fotografia.


Di: Massimo Palazzeschi

Fonte: Massimo Palazzeschi

Pubblicato il: 02/08/2010 da Massimo Palazzeschi

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