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Quando la casa è fatta di paglia o di bottiglie

Nuove case sostenibili dall'Abruzzo alla Bolivia

Quando la casa è fatta di paglia o di bottiglie

paesaggi Architettura

Pescomaggiore L'Aquila

A seguito del terremoto del 6 aprile 2009, a Pescomaggiore, piccolo borgo medievale distante pochi chilometri da L’Aquila, il Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore ha dato vita al progetto EVA (Eco Villaggio Ecocostruito). Dal momento che la metà dei residenti ha deciso di abbandonare la propria terra e trasferirsi altrove, il progetto si propone di realizzare in tempi relativamente brevi una serie di abitazioni autofinanziate con lo scopo di evitare che il paese, interessato già in passato da fenomeni di emigrazione, venga definitivamente abbandonato. 
Ogni casa, costruita nel rispetto della normativa vigente in materia di edilizia e di progettazione antisismica, ha una struttura portante in legno e i muri fatti di balle di paglia proveniente dai campi di cereali del luogo. L’abitazione è provvista di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e di una stufa a legna: dal momento che la paglia garantisce un ottimo isolamento termico, sono necessarie solamente 2 ore di accensione al giorno per riscaldare l’ambiente. Si prevede inoltre di dotare il nascente villaggio di un impianto di fitodepurazione per il trattamento dei liquami domestici e di compostiere per la produzione di fertilizzanti naturali.
Queste case hanno un impatto ambientale ridotto, si inseriscono in modo armonioso e gradevole nel contesto ambientale e soprattutto hanno un costo di realizzazione molto basso (550 euro al metro quadrato).
Dall’altra parte del globo si sta verificando una situazione per certi versi assai simile. In Bolivia, uno dei paesi meno sviluppati dell’America Latina, dove buona parte della popolazione vive in condizioni di indigenza spaventose, l’avvocato Ingrid Vaca Diez costruisce case con materiali riciclati: bottiglie di plastica riempite di sabbia, terra, buste di plastica e altri prodotti di scarto per i muri, pneumatici usati per i pavimenti e una miscela composta da sterco di cavallo, olio di lino, melassa di canna da zucchero e latte in polvere scaduto come intonaco. Per costruire 170 metri quadrati occorrono 36000 bottiglie e, grazie all’impegno e alla cooperazione della popolazione locale, solamente un paio di settimane di lavoro. Ingrid ha già realizzato sei abitazioni di questo genere a Santa Cruz de la Sierra e ultimamente è stata invitata ad Haiti per collaborare nella ricostruzione dell’isola.
Persone che hanno perso la casa per un terremoto o persone che per l’estrema miseria in cui vivono una vera casa non l’hanno mai avuta: tutte unite da un unico desiderio, quello di poter avere un giorno un’abitazione decorosa e sicura. 
E menomale che qualche volta i sogni riescono a trasformarsi in realtà, con duro lavoro di braccia e di ingegno (tra l’altro senza nemmeno usufruire di aiuti da parte dello Stato).

http://www.casasdebotellas.org/

http://www.modusvivendi.it/
 


Di: Lidia Vignola

Fonte: http://eva.pescomaggiore.org/

Pubblicato il: 10/04/2010 da Lidia Vignola

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